Italiano > Attuale > Article

L’Epiclesi /Prima parte: La differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale, la questione dell’Epiclesi./

Data:   2018-12-06
Autore:   PCB

 

L’Epiclesi

Prima parte: La differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale, la questione dell’Epiclesi.

 

Prima parte: La differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale, la questione dell’Epiclesi.

Seconda parte: Lo Spirito Santo e l’Epiclesi.

Terza parte: L’Epiclesi – come viverla durante la Liturgia.

Quarta parte: Lo spazio liturgico e l’iconostasi.

 

Prima parte: La differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale, la questione dell’Epiclesi

 

La Liturgia orientale di San Basilio il Grande e quella di San Giovanni Crisostomo (IV secolo) contiene l’Epiclesi. L’Epiclesi si trova anche in altri riti orientali. Essa deriva direttamente dalla tradizione apostolica.

Qual è la differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale? La Liturgia occidentale è stata radicalmente modificata dal Concilio Vaticano II. La riforma conciliare ha introdotto quattro canoni anziché uno. La Liturgia latina preconciliare non aveva nessuna menzione dello Spirito Santo nel Canone. La Liturgia conciliare riformata fa menzione dello Spirito Santo, ma questa menzione è stata inserita prima delle parole dell’Istituzione. A differenza della Liturgia latina, la Liturgia orientale include l’invocazione intensa dello Spirito Santo, oppure l’Epiclesi, ma dopo le parole dell’Istituzione.

 

I liturgisti del Concilio Vaticano II hanno avuto il coraggio di compiere i passi radicali: hanno girato l’altare verso il popolo e in molti luoghi hanno rimosso il tabernacolo dal centro del tempio. Perché non avevano il coraggio di adottare l’Epiclesi orientale nel Canone della Liturgia latina? Loro hanno solo introdotto la preghiera allo Spirito Santo prima delle parole dell’Istituzione, ma non in forma dell’Epiclesi dopo queste parole. L’Epiclesi era oggetto di dispute liturgiche per secoli, ma senza il risultato. L’Occidente, influenzato dalla filosofia scolastica, presentava i cosiddetti argomenti logici contro l’Epiclesi. I liturgisti occidentali sostenevano che si trattasse di due Consacrazioni, il che consideravano un’assurdità. Ma il problema consisteva in quello che sia l’Occidente che l’Oriente partivano da diversi punti di vista. L’Epiclesi non è una seconda Consacrazione. Dobbiamo renderci conto che in primo luogo si tratta del mistero della fede, e in secondo luogo viene sottolineato il fatto che i Sacramenti, e in particolar modo la Liturgia, vengono realizzati sia per mezzo della parola che per opera dello Spirito Santo. Proprio su questo si pone l’accento nella Liturgia orientale. Sia la Liturgia occidentale che quella orientale rendono presente il sanguinoso sacrificio di Cristo sul Golgota. Nella Liturgia orientale si fà un forte accento sul ruolo estremamente forte dello Spirito Santo. Si può dire, secondo i teologi orientali, che si trattasse di una nuova Pentecoste. Un’intensa invocazione dello Spirito Santo (l’Epiclesi) non si applica solo al pane e al vino consacrati dalle parole di Cristo, ma all’intero Corpo Mistico di Cristo – la Chiesa.

 

La principale differenza tra Oriente e Occidente sta nella determinazione del momento culminante, cioè la Transustanziazione (la Consacrazione), quando attraverso le parole del sacerdote la sostanza del pane e del vino si trasforma nel Corpo e nel Sangue di Cristo. L’Occidente sostiene che questo momento avviene con le parole di Cristo pronunciate durante l’Ultima cena. Nella Liturgia orientale, invece, queste parole sono considerate solo come le parole dell’Istituzione, e non come le parole della Transustanziazione. Il momento culminante della Transustanziazione avviene durante l’Epiclesi, dopo le parole dell’Istituzione e dell’Anamnesi. Nell’Episcesi lo Spirito Santo realizza le parole di Cristo mediante le quali Egli ha istituito l’essenza della Liturgia. L’Incarnazione della Parola di Dio – Gesù – la Seconda Persona della Santissima Trinità, è avvenuta attraverso lo Spirito Santo in risposta al “Fiat” di Maria. Allo stesso modo, attraverso le parole del sacerdote pronunciate nella Liturgia, lo Spirito Santo rende presente sull’altare il sacrificio di Cristo operato sulla croce.

 

Dopo le parole dell’Istituzione e dell’Anamnesi, il sacerdote prega intensamente lo Spirito Santo di scendere non solo sui doni consacrati, ma anche su di lui e sui fedeli presenti, cioè la Chiesa: «Manda il tuo Spirito Santo su di noi e su questi doni qui presenti». Queste sono le parole iniziali dell’Epiclesi che, in un certo senso hanno il carattere di una nuova Pentecoste, una nuova effusione dello Spirito Santo. Durante l’Epiclesi il popolo prega che lo Spirito Santo scenda «su di noi» (i fedeli presenti) e sui doni, e canta un’antifona di lode e d’invocazione: «Ti lodiamo, ti benediciamo...». Alcuni sacerdoti orientali si inginocchiano durante intensa invocazione dello Spirito Santo, e in alcuni monasteri c’è la pratica che l’ieromonaco giace prostrato per terra durante il canto dell’antifona. Il canto dispone il sacerdote e i credenti alla compostezza del cuore e all’invocazione personale dello Spirito Santo. Quindi il sacerdote pronuncia le parole sul pane consacrato: «E fà di questo pane il prezioso Corpo del tuo Cristo» (Amen). E poi: «E fa di ciò che è in questo calice, il prezioso Sangue del tuo Cristo». Il sacerdote conclude l’Epiclesi dicendo: «Tramutandole per virtù del tuo Santo Spirito». Queste parole conclusive si riferiscono di nuovo ai doni consacrati e ai fedeli. Per i fedeli questi momenti sono le tappe di ricevimento sempre più profondo dello Spirito Santo.

 

Per quanto riguarda la Transustanziazione (la Consacrazione) dei doni, le parole «Tramutandole per virtù del tuo Santo Spirito» sono collegate con le parole dell’Episcesi sui doni consacrati. Le parole dell’Istituzione nell’Epiclesi e la partecipazione dello Spirito Santo possono essere interconnesse come segue: «E fa di questo pane il prezioso Corpo del tuo Cristo... (tramutandole) per virtù del tuo Santo Spirito». Lo stesso vale per le parole sul calice: «E fa di ciò che è in questo calice, il prezioso Sangue del tuo Cristo» «tramutandole per virtù del tuo Santo Spirito». Il sacerdote si rivolge a Dio, chiedendoLo di compiere la trasformazione (la Transustanziazione o la Consacrazione) per mezzo della Sua onnipotenza, e contemporaneamente prega la Spirito Santo affinché attualizza questo mistero.

Un teologo o liturgista occidentale guarda probabilmente l’Epiclesi senza comprenderla.

 

Un breve riassunto: Giovedì sera, Gesù istituì l’Eucaristia attraverso le Sue parole che sono registrate in tre Vangeli. Dopo l’Ultima Cena Gesù e gli apostoli andarono al Getsemani, dove Egli pregò. Lì Gesù fu arrestato e portato a processo che Lo portò alla morte. Quindi fu portato davanti ad Anna, Caifa e Pilato. È condannato ingiustamente, porta la croce al Calvario, è crocifisso e dopo una lotta di tre ore e un’intensa sofferenza compie l’opera della nostra salvezza con la Sua morte redentrice.

La Liturgia orientale fà la differenza tra le parole dell’Istituzione pronunciate nell’Ultima Cena e l’Epiclesi in cui lo Spirito Santo rende presente il compiuto sacrificio redentivo di Cristo sulla croce. Le parole dell’Istituzione e l’Epiclesi sono collegate dall’Anamnesi (il ricordo). L’Anamnesi richiama alla mente i principali eventi dell’opera redentrice di Cristo: la croce, la sepoltura, la risurrezione al terzo giorno... Dopo l’Anamnesi il sacerdote solleva il calice e la patena con i doni consacrati e pronuncia (cantando): «Il Tuo dal Tuo, a Te offriamo in tutto e per tutto». Dopo queste parole inizia l’Epiclesi, cioè l’intensa invocazione affinché lo Spirito Santo scenda su di noi e su questi doni qui presenti. Le parole conclusive dell’Epiclesi «Tramutandole per virtù del tuo Santo Spirito» si riferiscono anche ai fedeli presenti, cioè il Corpo mistico di Cristo. L’Epiclesi si conclude con triplice «Amen». Questo «Amen» riguarda sia i doni consacrati che le persone che hanno ricevuto di nuovo la pienezza dello Spirito Santo. Alla fine, Cristo, presente sotto le specie del pane e del vino, viene onorato con l’incenso. Quindi il sacerdote si gira e incensa i fedeli. In tal modo sottolinea simbolicamente la presenza dello Spirito Santo in loro prima che essi ricevano Cristo nella Santa Comunione alla fine della Liturgia. «Chi mangia il Mio Corpo e beve il Mio Sangue, dimora in Me e Io in lui».

 

La conclusione: Vogliamo ricordare che i Santi Cirillo e Metodio tradussero questa Liturgia dal greco in lingua paleoslava. La Chiesa ortodossa celebra la Divina Liturgia in lingua paleoslava, come i santi Cirillo e Metodio, fino ai giorni nostri. Questa antica Liturgia slava fu confermata anche a Roma, dove fu solennemente celebrata dai due apostoli degli slavi nella basilica di Santa Maria Maggiore. A quel tempo loro portarono anche le reliquie di papa San Clemente, discepolo e successore dell’apostolo Pietro, da Chersoneso in Crimea.

 

Inoltre, ricordiamo che gli Apostoli a Gerusalemme, come segue dalla Sacra Scrittura (Atti 2, 42), «spezzavano il pane», cioè celebrarono la Liturgia solo dopo la discesa dello Spirito Santo, e non prima. L’Epiclesi era per loro una realtà essenziale. Loro pronunciavano le parole del Signore – le parole dell’Istituzione – e poi supplicavano lo Spirito Santo di rendere reali queste parole. La Liturgia orientale, adattata da San Basilio Magno e da San Giovanni Crisostomo, è la continuazione della tradizione apostolica.

Nella Chiesa latina la Liturgia orientale può essere celebrata pubblicamente solo dai sacerdoti che hanno il permesso del vescovo locale per il biritualismo.

 

+ Elia

Patriarca del Patriarcato Cattolico Bizantino

 

+ Metodio OSBMr                                        + Timoteo OSBMr

Vescovi segretari del Patriarcato Cattolico Bizantino

 

21 novembre 2018

 

Scaricare: L’Epiclesi /Prima parte: La differenza tra la Liturgia orientale e quella occidentale, la questione dell’Epiclesi./ (21/11/2018)