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Il cardinale Müller è un eretico /Parte 1/

Data:   2020-05-15
Autore:   PCB

 

Il cardinale Müller è un eretico /Parte 1/

 

Dopo aver letto un brano sulla risurrezione dalla dogmatica di cardinale G.Müller, una persona credente rimane scioccata. La verità fondamentale del cristianesimo è: Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo. È morto sulla croce per i nostri peccati. Ha dimostrato la propria divinità con la gloriosa risurrezione e in tal modo ha confermato il Suo insegnamento. Müller nega astutamente questa verità storica e reale della risurrezione di Cristo. È un’eresia grave.

 

A) In primo luogo, presentiamo un chiaro insegnamento cattolico sulla risurrezione.

B) Citazioni e risposte alle dichiarazioni di Müller nel suo libro “Dogmatica cattolica”.

C) Le radici della teologia tedesca su cui siano fondati le opinioni del cardinale Müller.

 

A) Esplicito insegnamento cattolico sulla risurrezione di Cristo.

 

Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale, connesso ai fatti storicamente confermati, come è evidenziato soprattutto dai Vangeli e dalle lettere degli apostoli. Anche il sepolcro vuoto è un testimone. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell’evento della risurrezione. La tomba vuota è vista prima dalle pie donne (Lc 24, 3; 22-23), poi da Pietro (Lc 24, 12). Quando l’apostolo Giovanni entrando nella tomba vuota vide le bende (Gv 20, 6), e “...credette” (Gv 20, 8). Anche dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto (Gv 20, 5-7) riconobbe, che l’assenza del corpo di Gesù non poteva essere un’opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto nel caso della risurrezione di Lazzaro. Maria di Magdala e le pie donne che andavano a completare l’imbalsamazione del corpo di Gesù (Mc 16, 1) sono state le prime ad incontrare il Risorto (Mt 28, 9-10). In seguito Gesù appare a Pietro, e poi ai Dodici.

L’apostolo delle nazioni dice: “E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù” (At 13, 32-33). Già verso all’anno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1 Cor 15, 3-8).

 

La risurrezione di Cristo è una realtà che ha toccato l’ordine fisico, e pertanto è storica. I suoi testimoni erano le persone concrete che avevano visto Gesù Cristo dopo la Sua risurrezione. Quando Gesù apparve agli apostoli la Domenica sera, “li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che Lo avevano visto risuscitato” (Mc 16, 14). Tommaso, in particolare, ha sperimentato la prova dei dubbi. Quindi, non regge il presupposto dei teologi liberali che la risurrezione sarebbe stata un “prodotto” dell’ingenua credulità degli apostoli. Piuttosto è il contrario! La loro testimonianza della risurrezione di Cristo si basa sull’esperienza personale diretta della realtà di Cristo risorto. Gesù voleva che lo toccassero per assicurarsi che non vedessero uno spirito, perché all’inizio lo consideravano uno spirito. Dopo dà loro un’altra prova, mangiò davanti a loro un pezzo di pesce avendoli lasciato le spine come una testimonianza. Mostrò loro le sue mani trafitte e la piaga al suo costato e avendoli chiamato a toccarlo, in tal modo, Gesù confermò che era il medesimo corpo che fu inchiodato sulla croce.

C’è una differenza tra la risurrezione di Cristo e la risurrezione di Lazzaro. Lazzaro tornò alla vita terrena e poi morì di nuovo. La risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Lazzaro era un uomo comune, come tutti, mentre Cristo è Dio che prese su di sé il corpo umano e morì per la nostra salvezza. Pertanto anche la Scrittura testimonia: “Il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, (…) poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare” (Mc 8, 31). In un altro posto Gesù dice chiaramente: “Perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo (…) ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10, 17-18). “Gesù è morto e risuscitato” (1 Ts 4, 14).

 

San Gregorio, fratello di San Basilio Magno e alcuni altri Padri contemplano la risurrezione a partire della Persona divina di Cristo che è rimasta unita alla sua anima e al suo corpo separati tra loro dalla morte. Per unità della natura divina che permane presente in ciascuna delle due parti dell’uomo, queste due componente si riuniscono di nuovo nella risurrezione. La risurrezione costituisce anzitutto una conferma della divinità di Gesù e di tutto ciò che egli ha fatto e insegnato. Tutte le verità, anche le più inaccessibili allo spirito umano, trovano la loro giustificazione se, risorgendo, Cristo ha dato la prova definitiva, che aveva promesso, della sua autorità divina.

Gesù disse: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8, 28). La risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli è veramente colui che è “Io sono”, il Figlio di Dio e Dio Egli stesso. San Paolo ha potuto dichiarare ai giudei: “La promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, (…) risuscitando Gesù”.

 

Il mistero pasquale contiene due aspetti: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita. Questa vita nuova è soprattutto una giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio (Rm 4, 25). Infine, la risurrezione di Cristo è il fondamento e il sorgente della nostra risurrezione futura: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti…” (1 Cor 15, 20-22).

Lo storico giudeo Giuseppe Flavio (37-100) descrisse gli eventi della vita di Gesù in modo seguente: “Verso questo tempo visse Gesù, uomo saggio, ammesso che lo si possa chiamare uomo. Egli infatti compiva opere straordinarie, ammaestrava gli uomini che con piacere accolgono la verità, e convinse molti Giudei e Greci. Egli era il Cristo. E dopo che Pilato, dietro accusa dei maggiori responsabili del nostro popolo lo condannò alla croce, non vennero meno coloro che fin dall’inizio lo amarono. Infatti apparve loro il terzo giorno, di nuovo vivo, avendo i divini profeti detto queste cose su di lui e moltissime altre meraviglie”.

 

“Ma tanti altri testimoni ci segnalano la risurrezione del Signore. (…) pietra che ivi lo sigillò alla presenza dei giudei. Questa, quasi testimone oculare del Signore, rivoltata dal giorno della risurrezione, è già di per sé una testimonianza. Testimoniarono, assieme agli angeli (…), Pietro e Giovanni, Tommaso e tutti gli apostoli che in vario modo ne diedero notizia: i primi correndo alla tomba dove videro per terra dopo la risurrezione i pannolini che l’avevano fasciato per la sepoltura, gli altri palpandogli le mani e i piedi, verificandone i segni dei chiodi (…) gli stessi pannolini lasciati lì a testimoniare la risurrezione di colui che se n’era liberato, e i soldati col denaro ad essi offerto” (San Cirillo di Gerusalemme).

Cristo ha lasciato le cinque piaghe sul suo corpo glorificato. Ha detto a Tommaso incredulo a mettere il dito nelle ferite sulle sue mani e stendere la mano e metterla nel suo costato (Gv 20, 27). “Cristo ha lasciato le sue piaghe per dimostrare che non ci dimenticherà nella sua gloria, perché ha scritto i nostri nomi sulle sue sante mani con il suo proprio sangue” (San Bernardo).

 

Senza la realtà della risurrezione non c‘è perdono dei peccati e non abbiamo speranza di salvezza. Se rifiutiamo di vedere la risurrezione di Cristo come l’amore di Dio per noi e un‘opera redentrice perfetta, siamo bestemmiatori e increduli, che non appartengono alla Chiesa di Cristo. Ciò che Gesù aveva fatto per noi – morì e risuscitò dai morti – è la condizione fondamentale della salvezza per ogni persona.

Il Redentore risorse dai morti per confermare che è Dio e che anche noi una volta risorgeremo dai morti. Cristo è il primo che è risorto dai morti (1 Cor 15, 20).

 

Cristo non è apparso in una notte buia, ma in una giornata luminosa, non una volta, ma spesso, non in un posto, ma in molti luoghi: nel giardino vicino alla sua tomba, a Emmaus, nel cenacolo a Gerusalemme, sul lago di Gennesaret, sulle colline e sulla montagna in Galilea, e infine, sul monte degli Ulivi vicino a Gerusalemme. Le apparizioni non duravano solo pochi istanti, ma un tempo durevole, poiché Cristo insegnava a lungo gli apostoli. Gli facevano anche molte domande ed egli rispondeva a loro.

Tommaso non voleva credere neppure ai dieci apostoli (Gv 20, 25). “L’incredulità di Tommaso ha contribuito di più alla nostra fede che la testimonianza di altri dieci apostoli” (San Gregorio Magno).

Gli apostoli predicavano sempre della risurrezione di Cristo: nel giorno di Pentecoste, davanti al sinedrio, nel tempio dopo la guarigione di un uomo storpio fin dalla nascita, ecc.

 

La risurrezione di Cristo come avvenimento storico è una cosa, e “essere risuscitato con Cristo” (Col 2, 12) è un’altra. Il mistero della risurrezione con Cristo richiede la fede, ma essa è il frutto d’osservanza dei comandamenti di Cristo, come dice Gesù stesso: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (...) e mi manifesterò a lui”. La condizione per la risurrezione spirituale con Cristo è di essere crocifisso spiritualmente con Cristo. Allora così possono effettuarsi le parole: “Cristo vive in me”. Qui c’è bisogno davvero di una fede che ci unisce a Cristo e della grazia di Dio che ci trasforma in Cristo. È all’opposto – per quanto riguarda l’accettazione della realtà di risurrezione fisica di Cristo – il Salvatore non l‘ha fatta solo una questione di fede. La sua risurrezione è stata confermata da testimoni oculari che gli parlavano, lo toccavano ed egli ha mangiato in loro presenza. Gesù appariva per 40 giorni e se qualcuno ignora intenzionalmente questa realtà a suo danno, rende gli apostoli i bugiardi e gli ingannatori. Questo è esattamente ciò che fanno gli pseudo teologi come Müller, quando producono un conglomerato di ipotesi che nega la verità della risurrezione di Cristo su cui si fonda tutta la fede cristiana. Gli apostoli, tuttavia, sono testimoni oculari affidabili che hanno confermato la loro testimonianza con il loro sangue!

 

+ Elia
Patriarca del Patriarcato Cattolico Bizantino
 
+ Metodio, OSBMr                        + Timoteo, OSBMr
Vescovi segretari del Patriarcato Cattolico Bizantino
 
Don Venceslao              Don Davide
 
20 aprile 2020

 

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