
Riflessione su Giovanni 14, 21
Data: 2021-06-28Autore: PCB
Riflessione su Giovanni 14, 21
“Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è colui che mi ama. E chi mi ama sarà amato dal Padre mio e io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
La condizione per una conoscenza interiore di Gesù è ricevere i Suoi comandamenti. Ma questo non basta. Dobbiamo anche osservarli. L’osservanza dei comandamenti di Gesù è un segno del nostro amore per Lui.
Perché dovremmo amare Gesù? Perché per primo ci ha amati, ha preso su di sé i nostri peccati e li ha pagati versando il Suo sangue e morendo sulla croce. Ci ha ottenuto così la felicità eterna in cielo. Il primo stadio dell’amore è quanto meno la gratitudine. Anche un cane può essere grato a qualcuno che gli ha fatto del bene. O anche un animale da preda, come si vede nell’esempio del leone nella vita di San Gerasimo. Dopo che il santo rimosse una spina dalla zampa del leone e deterse la ferita, il leone lo aiutò fedelmente in cambio. Infine, pieno di gratitudine per il suo benefattore, il leone morì di dolore presso la tomba del santo.
Nessuno ci ha fatto un bene più grande del Signore Gesù. Inoltre, se amiamo Gesù osservando i Suoi comandamenti, è a nostro vantaggio già in questa vita. I comandamenti di Gesù ci proteggono dalle dipendenze servili e dal male, e dispongono la nostra anima all’amore puro e a fare il vero bene agli altri. Il frutto è la pace nell’anima che il mondo non può dare a nessuno. E quanto alla morte e all’eternità, la porta della vita eterna è aperta ad ogni sincero adoratore di Gesù. Mostrando il nostro amore per Gesù, ci amiamo veramente, perché così otteniamo il bene più grande, sia in questa vita che dopo la morte. Solo una persona molto poco saggia boicotterebbe questa realtà a suo danno, terreno ed eterno.
I comandamenti di Gesù non sono gravosi, sebbene richiedano una certa abnegazione. L’abnegazione paralizza in noi la fonte del male, l’ego, che provoca danno a noi e sofferenza agli altri. Le parole di Gesù “rinnega te stesso” non richiedono un’auto-tortura senza scopo; al contrario, con l’abnegazione otteniamo valori veri ed eterni. Siamo incoraggiati a rinnegare noi stessi nelle piccole cose per amore di Gesù. L’amore, che è una forma di sacrificio, nei confronti di Dio o del prossimo, è intrinsecamente legato alla negazione dell’amor proprio, cioè l’egoismo.
Le persone di oggi diventano maniaci del computer, dipendenti dai social network, dagli smartphone... Passano molto tempo a livello orizzontale. Molte relazioni stabilite in questo modo e molte delle informazioni ottenute sono non solo inutili e futili, ma anche dannose per l’anima. Ecco perché dobbiamo controllare la nostra curiosità che ci porta alla vanità. Sfortunatamente, non siamo curiosi di conoscere i veri valori. Non abbiamo il tempo per la ricerca della Parola di Dio, del mistero di Dio, o dei tesori di Dio, tesori che la ruggine non distruggerà e i ladri non ruberanno.
Gesù promette che se osservo i Suoi comandamenti, mostrando così vero amore per Lui, il risultato sarà che il Padre Celeste mi amerà. Gesù promette anche che poi si manifesterà a me.
Il mondo parla costantemente di amore, ma questa parola è una maschera per l’egoismo, immoralità, perversione, cinismo e tirannia più spietati. Esempio: leggi sulla protezione dei minori. Queste leggi non hanno lo scopo di proteggere i bambini, ma piuttosto di rubarli ai genitori e di sottoporli alla devastazione morale e alle più estreme sofferenze mentali e fisiche. La gente parla di amore, ma assistiamo ad un drammatico aumento dei divorzi, all’uccisione di bambini non ancora nati, alle cause legali – e dicono che è tutto per “amore”. In realtà, questo è amore per sé stessi, egoismo spietato.
Leggendo il capitolo 14, possiamo trovare altri versetti che indicano il frutto dell’amore per Gesù. Nel versetto 23, Gesù promette: “Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Così colui che ama Gesù e osserva i Suoi comandamenti – cosa che comporta sacrificio, talvolta scherno, persecuzione o umiliazione – sperimenterà che questo sacrificio d’amore per Gesù, porta frutto, cioè che tutta la Santissima Trinità abita nell’anima di tale persona che così diventa un tabernacolo vivente e veramente un portatore di Cristo, un “Cristophoros”.
Quando Gesù disse queste parole la sera prima della Sua morte, incoraggiò gli apostoli, e incoraggia anche tutti coloro che hanno ricevuto e osservano i Suoi comandamenti, dicendo: “Non vi lascerò orfani; Verrò da voi. In quel giorno saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è lui che mi ama... e io mi manifesterò a lui”.
Gesù ha parlato allo stesso modo anche all’opposto: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole”. Questo vale anche per ogni sacerdote, vescovo o anche papa. Posso chiedermi: amo Gesù? La risposta è chiara: se osservo le Sue parole, amo Gesù. Se non le osservo, non lo amo. Devo pentirmi e osservare le Sue parole. Questo è logico.
Nei versi seguenti, Gesù parla dello Spirito Santo, che ci ha promesso, così che noi possiamo amare Gesù, osservare i Suoi comandamenti, o addirittura sacrificare le nostre vite per Lui, seguendo l’esempio di migliaia e centinaia di migliaia di martiri. Il tempo in cui viviamo ci motiva a farlo.
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