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PCB: Transustanziazione nella liturgia orientale e occidentale (Come vivere il mistero della fede)

Data:   2021-11-14
Autore:   PCB

 

PCB: Transustanziazione nella liturgia orientale e occidentale

(Come vivere il mistero della fede)

 


(Nota: Epiclesi = invocazione dello Spirito Santo; Anamnesi = ricordo della morte, risurrezione…; Antifona = canto; Parole di Consacrazione: “Questo è il mio Corpo… il mio Sangue…”; Consacrazione = lo scambio dei doni; Adorazione = profonda adorazione e unione con Gesù crocifisso)

 

L’epiclesi nella liturgia orientale e occidentale

 

Nella liturgia orientale, le parole dell’Istituzione di Cristo e l’Epiclesi, pur con un intervallo di tempo tra loro, formano un tutto spirituale. Il loro culmine è la Consacrazione (Transustanziazione).

 

Nella liturgia occidentale, l’Epiclesi – l’invocazione dello Spirito Santo, implicita o verbale, precede le parole dell’Istituzione di Cristo. Quando il sacerdote pronuncia le parole di Cristo, lo Spirito Santo rende presente il Sacrificio del Calvario di Cristo sull’altare in una maniera che supera la comprensione. Anche qui si applicano alla Consacrazione due condizioni: le parole dell’Istituzione e l’Epiclesi – l’opera dello Spirito Santo, senza la quale il sacramento non sarebbe valido.

 

A) Liturgia orientale: Il sacerdote pronuncia o canta le parole dell’Istituzione. Le parole dell’Istituzione sono seguite dall’Anamnesi che il sacerdote recita in silenzio o ad alta voce, ricordando i seguenti eventi: “La croce, la Morte, il Sepolcro, la Risurrezione…”

 

Dopo l’Anamnesi, il coro canta l’antifona “Noi ti lodiamo…” fino al completamento della Consacrazione nell’Epiclesi. È pratica comune in alcuni monasteri che il sacerdote si inginocchi davanti all’altare durante o dopo l’Anamnesi, mentre viene cantata l’antifona, e preghi brevemente perché lo Spirito Santo scenda su di lui e sul popolo: “Fai scendere il tuo Santo Spirito su di noi.” Quindi si alza, si avvicina all’altare e prega l’Epiclesi sui doni: E fa di questo pane il prezioso Corpo del tuo Cristo (per mezzo del tuo Santo Spirito, o Dio)!” E poi dice piano: E di ciò che è in questo calice, (fanne, o Dio,) il prezioso Sangue del tuo Cristo (per mezzo del tuo Santo Spirito).” L’Epiclesi si conclude con le parole: “(O Dio, Tu) hai mutato (i doni) per mezzo del tuo Santo Spirito. Amen, amen, amen.”

 

Durante questo, il coro sta cantando l’antifona. È pratica comune in alcuni monasteri che il sacerdote cada in ginocchio toccando con la fronte il suolo. Si inginocchia per un po’ in adorazione, dando così anche alla gente l’opportunità di realizzare che la Morte di Cristo si rende presente sull’altare.

 

B) Liturgia occidentale: dopo il Sanctus, il sacerdote recita il Canone (anafora). Il primo Canone assume solo implicitamente l’Epiclesi: “... perché essa (questa offerta) diventi per noi il Corpo e † il Sangue del tuo amatissimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo [per la potenza dello Spirito Santo].”

 

Nel secondo, terzo e quarto Canone l’Epiclesi viene espressa anche con le parole.

 

Canone II: Santifica, dunque, questi doni, ti preghiamo, facendo scendere su di essi il tuo Spirito come la rugiada, perché diventino per noi il Corpo e †  il Sangue di Gesù Cristo nostro Signore”.

 

Canone III: “Perciò, o Signore, ti supplichiamo umilmente: per mezzo dello stesso Spirito santifica questi doni, perché diventino il Corpo e † il Sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore”.

 

Canone IV: “Perciò, Signore, ti preghiamo: che lo Spirito Santo santifichi queste offerte, perché diventino il Corpo e † il Sangue di Gesù Cristo nostro Signore”.

 

“Non è l’uomo che fa diventare le cose offerte il Corpo e il Sangue di Cristo, ma lo Spirito Santo”. (San Giovanni Crisostomo)

 

C’è una pausa di silenzio tra l’Epiclesi e le parole di Cristo. Se c’è un coro, essi cantano un’antifona allo Spirito Santo. Il sacerdote e i fedeli comprendono l’istituzione della Liturgia da parte di Cristo nel Cenacolo dell’Ultima Cena. Allo stesso tempo, si rendono conto che fu nello stesso Cenacolo che gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo dopo la morte, Risurrezione e Ascensione di Cristo. Subito dopo, hanno celebrato per la prima volta la Liturgia nello stesso luogo. Ora la Morte redentrice di Cristo sarà resa presente qui sull’altare.

 

Il momento di silenzio accompagnato dall’antifona è seguito dalla parte essenziale della Liturgia – la Consacrazione (Transustanziazione).

 

Le parole dell’Istituzione

“Prendete, e mangiatene tutti, questo è il mio corpo…”

“Prendete, e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue…”

 

La Consacrazione è condizionata dalle parole dell’Istituzione di Cristo e dall’azione dello Spirito Santo (Epiclesi). Nel momento in cui il sacerdote pronuncia le parole dell’Istituzione, lo Spirito Santo le trasforma nelle parole della Consacrazione. Nella Consacrazione, la potenza dello Spirito Santo unisce le parole di Cristo nell’Ultima Cena con la morte di Cristo in Croce sul Calvario, e attualizza il Mistero della trasformazione dei doni nel Corpo e Sangue di Cristo. Allo stesso tempo, rende presente il sacrificio della croce di Cristo sull’altare. La condizione della Consacrazione è la partecipazione di un sacerdote il quale, attraverso l’Ordine Sacro, ha ricevuto l’unzione dello Spirito Santo per questo servizio liturgico.

 

Perché i sacerdoti ed i credenti possano vivere spiritualmente il mistero eucaristico, è necessario crearne le condizioni. Pertanto, sono necessarie due pause per una concentrazione più profonda e un’esperienza personale.

 

La prima pausa – il primo momento di silenzio è prima della Consacrazione: come si è accennato sopra; è una preparazione per vivere il mistero eucaristico. Durante la prima pausa, sia il sacerdote che i fedeli pregano di nuovo e ricevono con fede lo stesso Spirito degli Apostoli nel giorno di Pentecoste. Pregando “Spirito Santo, rendi presente il sacrificio della croce di Cristo per mezzo del sacerdote”, sono disposti a vivere il mistero della Consacrazione.

 

La seconda pausa – il secondo momento di silenzio (adorazione), viene dopo la Consacrazione:

 

Il coro canta un’antifona che ripete il nome di Gesù. In questo nome di Dio è la nostra salvezza (Rm 10). Durante il tempo dell’adorazione, il sacerdote ed i fedeli, ciascuno personalmente, prendono coscienza di una realtà che è al di là del tempo: ora sto presso la Croce di Cristo nel momento della sua morte. Guardo nel volto di Gesù; Mi rendo conto che ora mi vede, mi parla e mi lascia la sua ultima volontà e testamento nelle parole: “Ecco tua madre”. Faccio la stessa cosa dell’apostolo Giovanni e proprio come lui, ricevo spiritualmente come mia, la Madre di Gesù nel mio intimo – “eis ta idia” (“in sua”; Gv 19,27). Quando ricevo questo testamento di Gesù, pronuncio lentamente il nome divino di Gesù in aramaico: Yehoshua. Lo dico in spirito sillaba per sillaba, e ripeto tre volte l’ultima vocale “a” in particolare espirando a lungo per essere meglio concentrato e ricevere consapevolmente la Madre di Gesù attraverso la fede.

 

La cosa successiva che faccio qui vicino alla Croce è ciò di cui avrò più bisogno nell’ora della morte, vale a dire, fare un atto di contrizione perfetta pregando: “Gesù, Gesù, Gesù, abbi pietà di me peccatore”. Lo ripeto cinque volte, con i miei occhi spirituali fissi sulle cinque piaghe di Cristo.

 

Infine, mi rendo conto della connessione del mio battesimo con la morte di Cristo, che è espressa nella Scrittura: “Siete stati sepolti (immersi) mediante il battesimo nella morte di Cristo”. (Rm 6) Cerco di immergermi in questo mistero per fede invocando nuovamente il nome di Cristo “Yehoshua”.

 

 

Nella liturgia occidentale, il momento del silenzio – l’adorazione – è seguito dall’Anamnesi, quando il sacerdote si alza e dice: “Mistero della fede!” Il popolo risponde: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione…” Il sacerdote prosegue l’Anamnesi e dice: “Perciò mentre celebriamo il memoriale della beata Passione, della risurrezione dai morti…”

 

Quanto alla Risurrezione di Cristo, essa si rende presente nella liturgia nel momento in cui una parte dell’Ostia nel calice si unisce al Sangue di Cristo. Questo è il caso sia della liturgia orientale che occidentale.

 

È pratica comune in alcuni monasteri che invece delle parole: “Scambiatevi il segno di pace”, il sacerdote dice ad alta voce: “Cristo è risorto! e la gente risponde: “È davvero risorto!” Il coro poi canta una breve antifona che esprime la realtà della Risurrezione di Cristo. Ciò sottolinea ed esprime la verità dell’Anamnesi: “Noi proclamiamo la tua risurrezione (nella liturgia)”.

 

Questa lettera presenta un diagramma che esprime il confronto delle componenti della parte più importante della liturgia sia nel rito orientale che in quello occidentale. Questi componenti sono essenziali in entrambe le tradizioni spirituali.

 

Va riconosciuto il principale aspetto negativo della riforma liturgica, ovvero l’abuso che se ne fece per confondere diametralmente la gerarchia dei rapporti. Il rapporto prioritario con Dio è stato sostituito dal rapporto con l’uomo. Il verticale è stato sostituito dall’orizzontale! Dopo la separazione biblica dell’altare e del tabernacolo, il sacerdote è stato deliberatamente voltato con le spalle al tabernacolo! Occorre dunque tornare su questo punto, fare un gesto di pentimento, cioè volgere a Dio non solo l’altare, ma anche il cuore del sacerdote e del popolo! “Nel pentimento c’è la salvezza, ma rifiutarsi di pentirsi è la morte!” (San Basilio)

 

La parola “lavoro” sottolineata due volte nell’Offertorio dovrebbe essere sostituita con le seguenti parole: “…il pane (il vino) che ti offriamo, Tu lo renderai Corpo di Cristo (il Sangue di Cristo) per mezzo del tuo Spirito”.

 

Ci sono state obiezioni sul fatto che le parole dell’Istituzione di Cristo siano state tradotte in modo impreciso. La soluzione è dirle in lingua originale (ebraico – aramaico).

 

Appendice: Un breve riassunto di come il sacerdote e il popolo dovrebbero vivere i due momenti di silenzio

 

Il primo momento di silenzio (3-5 minuti): Il coro canta un’antifona.

(Sposto la mente al Cenacolo di Gerusalemme, dove Gesù istituì il sacrificio incruento e dove lo Spirito Santo discese sugli Apostoli).

Veni Sancte Spiritus... Ricevo di nuovo lo stesso Spirito degli Apostoli. (Ye-ho-shu-aa-aa-aa…)

Spirito Santo, rendi presente il sacrificio della Croce di Cristo per mezzo del sacerdote*. (Ye-ho-shu-aa-aa-aa… ** )

 

Nota:

*Il sacerdote dice in spirito: “attraverso di me”.

**Yehoshua = il nome di Gesù in aramaico

 

Il secondo momento di silenzio (adorazione) (3-5 minuti): Il coro canta un’antifona.

(Testamento dalla croce: io sto in spirito al Calvario.)

Gesù, tu mi vedi e ora mi dici: “Ecco, tua Madre”. “Io la Ricevo.”

(Ye-ho-shu-aa-aa-aa)

(Perfetta contrizione: guardo le tue ferite e ripeto:)

“Gesù, Gesù, Gesù, abbi pietà di me peccatore”. (5x)

(Morte: “Siamo stati immersi mediante il battesimo nella morte di Cristo.” )

Ora sono unito alla tua morte. (Ye-ho-shu-aa-aa-aa…)

 

I due momenti di silenzio sono estremamente importanti per apprezzare il Mistero Eucaristico. Essi aiutano sia il sacerdote che la gente a viverla profondamente e personalmente.

 

Un’ultima domanda: “Di cosa hanno bisogno coloro che mangiano il pane e bevono dal calice del Signore? Si ricordino sempre di Colui che è morto e risorto per loro. E cos’altro hanno in comune coloro che lo ricordano sempre? Non vivono più per se stessi, ma per Lui! (San Basilio)

 

+ Elia
Patriarca del Patriarcato Cattolico Bizantino

 

13 ottobre 2021

 

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