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Parola di vita - Romani 7,3

Data:   2012-05-12
Autore:   PCB

 

                                     Parola di vita Romani 7, 3

 

“La donna sarà dunque chiamata adultera se, mentre vive il marito, passa a un altro uomo, ma se il marito muore, essa è libera dalla legge e non è più adultera se passa a un altro uomo”

 

                                                                        (13-27 maggio 2012)

 

         All’inizio del settimo capitolo che parla del rapporto tra la nostra natura corrotta e la Legge di Dio, viene dato il paragone riguardante legittima unione matrimoniale tra uomo e donna. Se la donna ha legittimo marito non può vivere con un altro uomo. Ma se lo fa, vive nell’adulterio. Se marito muore, la donna può passare a un altro uomo per mezzo del matrimonio e ciò non è considerato come adulterio, ma come unione legittima confermata dalla legge.

        

         La nostra natura umana è corrotta dal peccato e viene paragonata alla donna vincolata dalla legge matrimoniale. Anche noi siamo tenuti a osservare i Comandamenti di Dio, ma il problema è che noi – a causa della nostra natura corrotta dal peccato – non osserviamo i Comandamenti divini. La Legge è giusta e subito ci convince nel peccato. È ovvio che la Legge è legata con la benedizione. Chi la osserva è benedetto, ma noi non siamo capaci a osservarla solo con nostre forze. Per questo la Legge ci convince nel peccato e ciò in qualche maniera è positivo. Così ci impegna a cercare l’aiuto direttamente da Dio, e questo aiuto Dio ci ha proposto nella persona del Suo Figlio Unigenito il quale è morto per i nostri peccati e secondo giustizia ha adempiuto la Legge dando giusto riscatto per tutti nostri peccati. Quindi in Cristo abbiamo l’adempimento della Legge. Se ci uniamo con Cristo, realizziamo il Sacramento del Battesimo, con il quale siamo stati immersi nella morte di Cristo (cf. Rm. 6, 4). Se siamo in Cristo e siamo uniti a Lui attraverso il pentimento e la fede, la Legge di Dio non può accusarci. Noi siamo morti insieme con Cristo alla condanna e alle pene per nostri peccati, alle quali ci ha condannato la Legge giusta.


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