
Meditazione sui Romani 7, 9-12
Data: 2012-09-12Autore: PCB
Meditazione sui Romani 7, 9-12
“E io un tempo vivevo senza la legge. Ma sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita e io sono morto; la legge che doveva servire per la vita,
è diventata per me motivo di morte. Il peccato infatti, prendendo occasione dal momento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la legge è santa e santo e giusto e buono è il comandamento”
Nei versetti 9-12 si parla della legge, dei comandamenti, del peccato, della morte, dell’uccisione... Di nuovo viene sottolineato che la legge è santa e che il comandamento è santo e giusto e buono. È detto anche che quando è venuta la legge il peccato ha preso vita e io sono morto. Quindi, il comandamento che avrebbe dovuto darmi la vita, mi ha portato invece la morte. Qui si indica al mistero del peccato e che il peccato abusa dei comandamenti divini.
Nel versetto 14 è detto che la legge è spirituale e io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Qui viene spiegato che io non capisco ciò che faccio e che non faccio ciò che voglio, quindi non agisco secondo la mia coscienza ma compio ciò che odio. Qui di nuovo si indica all’occultamento e l’astuzia della realtà spirituale che si chiama il peccato.
Quindi, la legge e i comandamenti anche se sono divini e santi, non possono liberare l’uomo dal peccato. La forza del peccato è sopra i nostri pensieri. Essa è profondamente radicata nella nostra anima, domina sopra la nostra psiche, ragione, sentimenti e volontà. La forza del peccato sta nella menzogna. Quando noi agiamo solamente secondo la nostra natura umana senza la luce divina, allora siamo continuamente nell’autoinganno. Questa distorsione dal peccato della nostra natura si riflette anche nell’ambito carnale. Le emozioni che in se stesse non sono cattive, se sono in armonia e sotto il controllo della ragione e della volontà, possono essere molto utili. Ma, purtroppo, i sentimenti e le passioni sono strumenti del peccato che abita nella nostra anima. Perciò, come la base della liberazione dal peccato, Gesù esige da parte nostra di perdere la propria anima (la psiche) a causa Sua e del Vangelo (cfr. Mc. 8, 35). Con la Sua morte sul Golgota Gesù ha vinto il peccato e la forza della menzogna che sono dietro di esso. La morte provocata dal peccato Gesù ha vinto sul Golgota con la propria morte. La vittoria è solo in Cristo, nel totale affidamento a Lui. Se vogliamo appropriarci di qualcosa non dandolo alla luce di Dio e sotto il potere di Dio, anche se fossero apparentemente desideri o progetti buoni e innocenti, prima o tardi si volgeranno contro di noi e porteranno i frutti della vanità e della morte. Solo ciò che facciamo in unità con Gesù porta il frutto per l’eternità. Da parte nostra questa unione dipende da come noi accettiamo la volontà di Dio nelle situazioni concrete. Si tratta del comportamento verso le cose, verso le persone, verso noi stessi.
La legge non ci libera dal peccato, essa solamente lo rivela. Se nella propria luce e con le proprie forze ci sforzeremo ad osservare la legge, avremo perso la base – la vita eterna. Diventeremo legalisti e farisei posseduti dall’egoismo – radicati nella propria verità e nel proprio bene. La liberazione arriva solo attraverso dell’agape – l’amore divino. Questo amore è crocifisso. Se accogliamo questo amore, il nostro ego deve andare sulla croce e contemporaneamente dobbiamo perdere la nostra anima (psiche) a causa di Cristo e del Vangelo. Allora agisce la potenza divina (cfr. versetti 23-25).





