Italiano > Attuale > Article

Meditazione sui Romani 7, 20-23

Data:   2012-12-08
Autore:   PCB

 

Meditazione sui Romani 7, 20-23

 

Romani 7, 20-21: “Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona;
quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me”
(28 ottobre – 11 novembre 2012)

 

Romani 7, 22-23: “Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,
ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente
e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra”
(11-25 novembre 2012)

 

         Tutto settimo capitolo della Lettera ai Romani parla delle leggi. Vi è la legge di Dio, la legge del peccato ed anche la legge dello Spirito. La funzione di ciascuna di queste leggi dipende su quale territorio ci troviamo. Se noi siamo in Adamo, cioè nella nostra natura corrotta il nostro spirito sta sotto il potere della legge del peccato. Anche se noi esteriormente osserviamo la legge di Dio questo ci lascia portare all’orgoglio umano e al fariseismo. Dall’esterno l’uomo può essere morale, diligente, e nonostante ciò essere schiavo del peccato, della superbia e di cecità spirituale. Nei tempi di Gesù furono i farisei ecclesiastici e ci sono anche oggi. Apostolo invoca: “Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”. La risposta consiste in quello che Dio ha liberato noi e me per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo. E per questo bisogna ringraziarLo. Ma se io non sono in Cristo, non sono unito alla volontà di Dio, ma rimango in me stesso, allora anche se con la mente io servo la legge di Dio, con la carne servo invece la legge del peccato. Se io invece sono in Cristo, allora la legge dello Spirito mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte (vedi Rom. 8, 1-2).

 

            L’essenza di libertà consiste nell’essere in Cristo. “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv. 8, 36). “Cristo ci ha liberati perchè restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal. 5, 1). Come dobbiamo stare in Lui? Attraverso il vero pentimento.

 

            Nel versetto ventesimo è detto che io faccio ciò che non voglio, e quello fa in me il peccato che abita in me. Nel versetto ventiduesimo per quattro volte si parla della legge. Io sono d’accordo con la legge di Dio e la mia mente gli obbedisce. Ma dall’altra parte abbiamo la legge del peccato alla quale obbediscono le mie membra. La conclusione è questa: il bene che voglio io non lo compio, e il male che odio e non voglio io lo compio. Apostolo dice che questo compie in me la forza del peccato la quale manipola le forze della mia anima – ragione, volontà e sentimenti.

 

            Se noi attraverso viva fede ci troviamo in Cristo agiscono le leggi dello Spirito. Se noi non siamo in Cristo e ci sforziamo di osservare i comandamenti divini con proprie forze, allora è vero che nessuno è capace di osservare leggi divine con proprie forze. Quindi arriviamo a due polarità: da una parte, sulle persone grava il peso dell’osservanza della legge  ma loro non sono indirizzate verso la conversione e l’unità viva con Cristo. Ciò conduce alla ribellione e all’odio nei confronti di Dio e al desiderio di liberazione dal peso poco piacevole del cristianesimo. Dall’altra parte, emerge il cristianesimo liberale che nega tutte le leggi di Dio e tutto conforma come gli conviene. Tutto viene coperto da pie frasi come amore, che in realtà è l’egoismo e l’amor proprio; oppure divina misericordia che in realtà è il non voler vivere secondo la giustizia. Qui si tratta in realtà dell’inganno. Nè legalismo, nè falsa libertà conducono alla vita eterna. Perchè? Perchè manca il fondamento – il vero pentimento. Gesù dice: “Se non vi convertirete perirete tutti”. L’essenza del pentimento, cioè metanoia, non consiste negli esercizi ascetici esteriori ma si tratta del cambiamento interiore del modo di pensare.

 

Scaricare: Meditazione sui Romani 7, 20-23