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Riflessione su Eb 10,25
Data: 2024-04-28Autore: PCB
Riflessione su Eb 10,25
Non disertiamo dalle nostre riunioni come è costume di alcuni,
ma incoraggiamoci, tanto più quanto vedete che il giorno del Signore
sta avvicinandosi.
Questo versetto è preceduto dalle parole: “Manteniamo senza vacillare la professione della speranza, infatti colui che ha promesso è fedele, e facciamo attenzione gli uni agli altri per accenderci a carità e ad opere buone”. I gruppi che si riunivano nel momento in cui l’Apostolo scrisse questa lettera erano probabilmente piccoli quanto il nostro. Ma queste parole valevano e valgono soprattutto per i piccoli gruppi di preghiera, che portavano il peso della Chiesa e gridavano a Dio, come oggi, chiedendo luce, forza e salvezza.
Percepiamo che l’esigenza biblica della koinonia, cioè la formazione della comunione fraterna, è oggi molto attuale. Un gruppo di uomini cristiani si riunisce per pregare e chiedere Dio per sé e per le anime loro affidate.
Allo stesso tempo, cercano di incoraggiarsi a vicenda a rimanere fedeli a Cristo e ai comandamenti che Egli ci ha dato in mezzo a questo mondo, nonostante le varie pressioni. I comandamenti di Cristo non sono gravosi, anche se in determinate circostanze richiedono grandi sacrifici. Ma la ricompensa in cielo è ancora più grande se perseveriamo.
Già allora l’Apostolo dovette incoraggiare ed esortare: “Non disertiamo dalle nostre riunioni...”. Questo perché la tendenza della nostra natura umana non è quella di mettere il regno di Dio al primo posto, ma spesso all’ultimo. Allora questo vizio diventa un’abitudine, come dice l’Apostolo, “come è costume di alcuni”, ed è difficile ristabilire l’ordine necessario. Ecco perché è necessario tendere costantemente al rinnovamento e allo zelo iniziale, perché è nei gruppi di preghiera che si costruiscono le comunità fraterne, che sono le colonne della Chiesa viva. Senza di loro, la Chiesa diventa solo una sorta di struttura esterna, un’organizzazione in cui le persone soddisfano solo formalmente i requisiti minimi e non hanno alcun rapporto personale con Cristo né si rendono conto della responsabilità che hanno per le loro anime e per le anime che sono state loro affidate.
Quanto alla richiesta “incoraggiamoci”, l’esortazione non piace a nessuno, è dolorosa. Ma bisogna saper ammettere la propria colpa davanti a Dio e davanti alla comunità. Solo allora può aver luogo la correzione e si può uscire dal pantano dell’indifferenza e ritornare sulla via dello zelo per la salvezza della propria anima e degli altri.
Quanto al giorno del Signore, a quel tempo non era ancora arrivato per l’umanità, e ciò avvenne 2000 anni fa. Ma per ognuno di noi può arrivare quando meno ce lo aspettiamo. Che si tratti di un incidente stradale, di un infarto, di un ictus, di un infortunio o di qualche catastrofe. Cerchiamo quindi di essere preparati, perché il giorno del Signore potrebbe venire per noi oggi.
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