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Commento ai Romani 7, 7-8
Data: 2012-08-17Autore: PCB
Commento ai Romani 7, 7-8
A causa del peccato gli angeli sono stati gettati nell’abisso infernale. Il peccato del primo uomo – disobbedienza – ha portato la morte. La morte si è incarnata nell’anima umana e l’ha sottomesso a sé. Dal momento del primo peccato tutto il genere umano ed ogni uomo nasce come schiavo del peccato. Sull’anima umana domina la legge del peccato e della morte. L’uomo difende ciò che gli fa danno e si oppone a ciò che è buono per lui. Per poter orientarsi Dio ha dato all’uomo la Sua legge. Ma poichè l’uomo si è congiunto col peccato e sta nella sua schiavitù, la Legge divina – che è buona e santa –per lui è un peso insopportabile dal quale vuole liberarsi ad ogni costo. Il peccato l’uomo ha dalla natura come qualcosa di proprio, per questo non deve sforzarsi per poter peccare. Ma la Legge divina è per lui qualcosa d’improprio che limita e lega e addirittura gli “ostacola” ad essere felice. Il peccato agisce mediante la menzogna la quale corrotta natura umana automaticamente accetta come verità. E al contrario – non si fida della verità, ha costruito un sistema difensivo contro la verità.
La legge del peccato si può paragonare ad una fabbrica che produce le armi micidiali. Per produrle possiamo dare anche materiali più preziosi – l’oro, l’argento, il platino, però il risultato della produzione è sempre terribile strumento di morte. Per questo un uomo, che non è convertito, il quale non ha messo al primo posto Gesù nella propria vita e non ha accolto il Suo Spirito Santo, anche se si dedica alle cose di Dio o spiega la Sacra Scrittura oppure ha il potere ecclesiale – tuttavia il risultato della sua attività sarà sempre la morte spirituale.
Qui è la radice del fariseismo nella Chiesa. Anna e Càifa rappresentavano l’autorità divina, avevano i Comandamenti divini, tutta la Legge di Dio che è santa, erano eredi delle promesse divine, ma non avevano una sola cosa – lo Spirito di Dio. Loro si opponevano a Lui. Per questo in nome della Legge divina hanno ucciso il Figlio di Dio, Gesù Cristo.
La legge del peccato è in noi una realtà. Essa usa anche le cose più sacre. Nei versetti 9-10 e 11 del settimo capitolo della Lettera ai Romani di nuovo si indica al peccato che ha abusato della Legge di Dio e dei Comandamenti divini per la nostra morte spirituale. Quindi, dal peccato non ci libera la Legge né Comandamenti, ma solo Gesù Cristo con la Sua morte redentrice sulla croce. Per mezzo della Sua morte siamo liberati dal peccato ed anche dalla legge. Solo in Cristo abbiamo la vita eterna.





