Meditazione sui Romani 7, 16-19

Data:   2012-12-08
Autore:   PCB

 

Meditazione sui Romani 7, 16-19

 

Romani 7, 16-17: “Ora se faccio quello che non voglio,
io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me”
(30 settembre – 14 ottobre 2012)

 

Romani 7, 18-19: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene;
c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”
(14 - 28 ottobre 2012)

 

       Apostolo Paolo su se stesso scopre la realtà della legge del peccato. Si tratta qui della pressione psicologica la quale costringe san Paolo e ciascuno di noi di compiere il male che noi non vogliamo. Apostolo dice che la causa di ciò è il peccato che vive in me. Apostolo indica anche che il bene che io desidero non abita in me. Che ingiustizia questa.

 

Che cosa devo fare che il peccato sia paralizzato e il bene possa radicarsi ed abitare in me?

 

       La questione del bene e del male è collegata con la giustizia divina, con il giudizio divino e in fin dei conti con la gloria eterna nel cielo o con la perdizione eterna nell’inferno. Noi con le proprie forze non possiamo compiere il bene il quale ci avesse assicurato la vita eterna. Con il problema della tragica caduta dei progenitori è collegata la manifestazione dell’amore di Dio nella persona del Figlio di Dio Gesù Cristo. Egli ha preso su di sè la nostra natura umana eccetto il peccato. Sulla croce Egli ha dato il giusto riscatto per tutti peccati dell’umanità. Ma usufruisce di questo perdono dei peccati solo chi si pente ed accoglie l’amore di Dio incarnato. Questo amore è Gesù Cristo e collegata con Lui la vita eterna. Egli ha preso su di sè la natura umana e in quanto Dio è risorto. Allora Egli ha promesso di mandarci lo Spirito Santo e l’ha fatto. Tutto ciò che fatto per noi Gesù bisogna per mezzo della fede accogliere e realizzare. Come? Non con le proprie forze ma per mezzo della fede che ci unisce a Gesù attraverso autentica conversione, pentimento e sequela di Cristo. In Cristo il peccato è vinto. Per mezzo della fede noi accogliamo la giustizia divina che è in Cristo. Questa giustizia di Dio nei confronti di noi – di coloro che hanno accolto Cristo – è la misericordia. Accogliere la giustizia divina significa ricevere il perdono di tutti peccati per mezzo di Cristo. Questa è la verità fondamentale di fede salvifica. La verità che riguarda la nostra liberazione dalla schiavitù del peccato, anch’essa è collegata con Cristo e con la grazia di Dio che ci viene data per mezzo dello Spirito Santo. Il versetto dei Romani 8, 1-2 ci annuncia: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poichè la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte”. Galati 5, 1: “Cristo ci ha liberati perchè restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”. Il mistero dell’autentica liberazione e del rimanere nel processo della lotta vitale sulla strada verso la liberazione è collegato con la morte interiore. Questo significa rinunciare alla propria volontà e accettare nell’obbedienza la volontà di Dio nelle situazioni concrete. Questo però è impossibile senza la preghiera interiore. Qui opera l’esperienza cristiana: “Chi prega bene – vive anche bene”.

 

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